Coronavirus – 5 considerazioni di fondo

Coronavirus

5 considerazioni di fondo

 

La crisi sanitaria ed economica globale causata dal Coronavirus suggerisce alcune riflessioni, che vorrei condividere. Partiamo dalla prima.

1) L’importanza delle istituzioni pubbliche.

L’emergenza impone azioni e risposte coordinate che il mercato da solo non riesce a garantire, essendo un meccanismo di coordinamento decentrato. Il comportamento economico degli individui, lasciato a se stesso, non è guidato da razionalità e da informazione, piuttosto da meccanismi psicologici auto-interessati e molto sensibili all’incertezza, che spesso non producono risultati desiderabili in termini collettivi. Servono le Istituzioni e le regole.

2) Command and Control versus Governance.

Dalla prima riflessione discende la seconda. In alcuni frangenti è importante una catena di comando chiara e coordinata governata dal centro. I meccanismi di governance territorialmente decentrati risultano in alcuni casi caotici e non efficaci e provocano costi teoricamente infiniti, non solo in termini di salute ma anche strettamente economici. Dobbiamo pertanto, se e dove necessario, adeguare la nostra architettura istituzionale e costituzionale.

3) La terza riflessione potremmo definirla così: ridondanza versus efficienza. Il pensiero economico dominante negli ultimi quaranta anni ha pensato al settore pubblico come un male necessario da limitare il più possibile nella sua estensione, perché incapace di garantire l’efficienza e/o l’innovazione tecnologica.

Ci accorgiamo oggi che è esattamente l’opposto. Il paradigma dell’efficienza se applicato a settori cruciali come la sanità, risulta insufficiente e talvolta addirittura dannoso. Pensiamo ad un aereo che fosse costruito secondo criteri di mera efficienza e non di ridondanza. Pensiamo se non avesse doppi apparati che garantiscano il suo funzionamento. Al primo guasto potrebbe cadere, causando costi infiniti. Di nuovo, la logica del mercato e del profitto da sola, senza regole dettate da pubbliche istituzioni, non funziona.

4) Servizio pubblico universale.

La crisi sta evidenziando quanto sia cruciale un sistema sanitario pubblico tecnologicamente all’avanguardia e con elementi di ridondanza (ad esempio in termini di personale e posti letto in terapia intensiva). Si è rivelata tutta l’importanza di avere un servizio pubblico universale, finanziato con le tasse dei cittadini, che garantisce la salute di tutti dando accesso ad ognuno, indipendentemente dalla propria condizione sociale ed economica.

5) Una diversa divisione internazionale del lavoro.

La crisi attuale, con le sue conseguenze economiche, mette anche in discussione l’attuale modello di globalizzazione. La Cina e i paesi emergenti come “fabbrica del mondo” a basso costo del lavoro ( in barba al rispetto dei diritti civili e degli standard minimi di protezione della salute dei lavoratori e dei cittadini) non pare più un modello sostenibile, almeno per l’Occidente. Non eticamente, né socialmente, né dal punto di vista ambientale.

Pensiamo per un momento alle sfide future rappresentate da nuove epidemie, o alla sfida del cambiamento climatico. Il mercato lasciato a se stesso non è in grado di percepire e introiettare attraverso il meccanismo decentrato dei prezzi il valore presente e futuro del bene pubblico “ambiente”.

Riemerge in modo prepotente il ruolo dello Stato e delle istituzioni pubbliche nazionali e sovranazionali per temperare i fallimenti cui tende il capitalismo globale. Se teniamo alla società aperta, al sistema liberale e democratico dovremmo riflettere su queste lezioni. Altrimenti, ahinoi, potrebbe essere sempre più realistico il motto “la Cina è vicina”.