La Grande Firenze per il post pandemia

La Grande Firenze per il post pandemia

 

La mia Comunicazione in Consiglio comunale del 24 maggio 2021

Il richiamo alla Grande Firenze come scala ottimale cui guardare per la programmazione delle politiche economiche e dell’urbanistica fiorentina ha imposto un salto di qualità al dibattito sul Rinascimento fiorentino e sul modello di sviluppo desiderabile per la nostra città post pandemia; un dibattito che per troppo tempo si è concentrato quasi esclusivamente sul centro storico e la sua specializzazione turistica.

La scala metropolitana impone infatti di guardare alle reali grandezze dell’economia fiorentina, solo per poco più del 10% legata in termini di PIL al fenomeno turistico; PIL che è invece prodotto per una fetta ben più rilevante da attività manifatturiere, cresciute in termini di valore aggiunto nel decennio precedente, e da servizi ad alta intensità di conoscenza e tecnologia.

È innanzitutto alle sinergie tra queste attività di manifattura e dei servizi avanzati, in una logica di re-internalizzazione delle filiere produttive strategiche, di transizione energetica verso un’economia e una mobilità più sostenibili, che occorre guardare, per mettere in campo una strategia di investimenti in capitale fisico e umano, concretamente attuabile grazie alle risorse del PNRR, capace di rafforzare quei fattori di sviluppo che hanno reso competitiva nel decennio precedente l’area metropolitana e che possono aiutarci oggi ad affrontare le sfide della ripartenza post pandemia.

Il primo nodo da sciogliere è certamente il tema della congestione e delle forme della mobilità, un tema che riguarda tutta la piana fiorentina, e che impone eccessivi costi economici alle imprese e costi ancor meno giustificati per la salute dei residenti.

Molto positive appaiono dunque le interlocuzioni tra il Sindaco Nardella e gli altri sindaci dell’area fiorentina e le proposte emerse rispetto alla necessità di affrontare il tema della connettività dell’area interna ed esterna, il collegamento dei diversi centri urbani estendendo la rete delle tramvie, la messa in rete di alcune aree produttive cruciali, il potenziamento dei servizi ferroviari metropolitani.

Il secondo nodo riguarda gli indirizzi del Piano operativo, con l’abbandono di una troppo rigida previsione dei volumi zero, in favore di nuove aree per l’insediamento di attività manifatturiere, nuovi interventi che rafforzino l’edilizia residenziale pubblica, la rigenerazione e la messa a disposizione di spazi significativi anche nel centro storico fiorentino, cui affidare nuove funzioni residenziali e produttive legate all’alta formazione, all’artigianato artistico, alla cultura.

Il terzo nodo riguarda la messa in campo di una strategia per rendere strutturale e più fecondo il dialogo tra il sapere e il sistema imprenditoriale della piana, in particolare, ma non solo, il polo sanitario e di ricerca di Careggi e il sistema delle aziende farmaceutiche presenti sul territorio. Occorrono politiche che premino le imprese che collaborano stabilmente con l’Università e la filiera formativa tecnico professionale, con le start-up del territorio e che investono nella formazione dei lavoratori della filiera di cui siano capofila.

Potenziare i fattori di una crescita di qualità significa, infine, dare l’occasione di un cambiamento allo stesso modello di sviluppo turistico. Un modello che dovrà essere più orientato a ospitare viaggiatori che visitano un’area più estesa del territorio e restano in città per un tempo più lungo, per motivi di fruizione culturale, di studio, di lavoro, di commercio. Un modello fondato sulla sinergia tra attrattività culturale e qualità delle produzioni del territorio: dall’artigianato artistico alla moda, dalla meccanica all’agroalimentare.

Se sapremo mettere a terra una strategia partecipata e coerente alla giusta scala territoriale, non avremo soltanto fatto fare un passo avanti al sistema economico fiorentino ma a tutto il tessuto economico e sociale della Toscana.